Diabete, celiachia e cardiopatia: il ruolo dello psicologo del comportamento alimentare nel sostenere l’aderenza alla terapia e il cambiamento dello stile di vita.
Nell’ambito della prevenzione secondaria di malattie croniche quali diabete, celiachia e cardiopatia, lo psicologo del comportamento alimentare riveste un ruolo importantissimo: è fondamentale intervenire sulle abitudini e sullo stile di vita della persona per favorire l’efficacia terapeutica (compliance).
Lo psicologo collabora con il medico, motivando la persona nell’acquisire sane abitudini alimentari e uno stile di vita adeguato, sostenendola nell’espressione delle sue capacità di coping e di problem solving di fronte alle situazioni quotidiane. Negozia inoltre con la persona la modifica di comportamenti radicati negli anni, per limitare i danni di una patologia già in atto.
A seguito della diagnosi di una patologia cronica, ha inizio un processo di accettazione che passa attraverso cinque fasi: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e, da ultimo, la non sempre raggiunta accettazione.
L’esperienza clinica mostra come questo cammino possa richiedere molto tempo, e in molti casi interrompersi in una delle prime due fasi. Occorre quindi approfondire, anche con gli strumenti della psicologia del profondo, la rappresentazione che la diagnosi di malattia cronica mette in crisi: quella del corpo.
Il modello d’intervento, ad orientamento psicodinamico, è centrato sulla mobilizzazione dell’immaginario attraverso il rêve-éveillé di Robert Desoille: la produzione di immagini in uno stato di rilassamento che arricchisce la coscienza e restituisce, attraverso il parlato, una soggettività libera da conflitti e sintomi.